Dolci Tentazioni Enza Carpentieri Bibliography

 

 

 

Capitano le giornate uggiose, quelle in cui non hai molta voglia di vedere gente o di uscire, ti senti di malumore senza sapere il perchè… e l’unica cosa che ti rimette in sesto è avere un impasto tra le mani.

Ecco a me è capitata una domenica pomeriggio così.

E ho provato a sperimentare con una farina di farro integrale, che mi giaceva in dispensa da un bel pò!

 

Cornetti al Farro integrale:

Ingredienti Lievitino:

40 gr di lievito di birra fresco

200 gr di acqua

2 cucchiai di farina manitoba

1 cucchiaino di malto d’orzo

Sciogliete il lievito di birra e il malto nell’acqua e spolverate con la farina: lasciate fermentare questa sorta di pappetta per una quindicina di minuti.

Ingredienti Impasto:

150 gr di farina manitoba

200 gr di farina 0

200 gr di farina di farro integrale

100 gr di zucchero di canna

2 tuorli

80 gr di burro

semi di vaniglia

1 pizzico di sale

30 gr di acqua (se necessari)

150 gr di burro per la sfogliatura

Mescolare le farine e poi aggiungervi la pappetta fermentata, avviare la planetaria ed aggiungere prima lo zucchero e poi i tuorli. Unire la vaniglia, il sale ed il burro, morbido ed a pezzetti piccoli.  Se la pasta sembra dura aggiungete i 30gr di acqua: a me sono serviti, ma dipende come sempre dal grado di assorbenza delle farine usate.

L’impasto si presenta subito compattato ma morbido come una normale pasta brioche, senza però necessitare di incordatura.

Lasciamo riposare la pasta per un’oretta.

Nel frattempo appiattiamo il burro per la sfogliatura, tra 2 fogli di carta forno, portandolo a pochi mm di spessore  e teniamolo in frigo.

Ecco come si presenta la pasta dopo la prima lievitazione: gonfia e liscia, ma sempre con la consistenza di una pasta brioche.

Spolveriamo di farina il piano di lavoro e tiriamo la pasta in un quadrato che possa contenere il nostro burro appiattito, come nella foto sotto:

Chiudiamo a pacchetto la pasta e tiriamola in un rettangolo, a cui daremo la prima piega a 3 e mettiamola a riposare in frigo, chiusa nel cellophane, per 30 minuti.

Trascorso il tempo di riposo, mettiamo il panetto di pasta davanti a noi e tiriamola di nuovo in un rettangolo, a cui daremo una piega a 4.

Rimettiamo di nuovo in frigo per 30 minuti e diamo altri 2 giri di pieghe alternate a 3 e a 4, sempre intervallando con mezz’ora di riposo in frigo.

Dopo l’ultimo giro di pieghe lasciamo la pasta in frigo per tutta la notte.

Questo serve a far raffreddare bene il burro ed a rafforzare l’impasto.

Al mattino dopo la pasta era triplicata di volume!

Ho tirato un rettangolo regolare, allo spessore di 3mm, e ne ho ricavato i triangoli, ho formato i cornetti e poi dopo averli posizionati già nelle teglie da forno, ho dovuto metterli in frigo perchè dovevo uscire.

Li ho tenuti in frigo per circa 5 ore e al mio ritorno li ho trovati raddoppiati di volume.

Ho preriscaldato il forno a 180° e li ho tenuti in cottura per circa 18minuti.

 

Il risultato mi ha sorpreso molto: non sono croissant sfogliati: il burro è minimo, ma sono morbidissimi, con una mollica davvero molto leggera. Io li aspettavo più pesanti e panosi ed invece sono leggerissimi!

Per me sono dolci il giusto mangiati vuoti, ma ho in mente di provare a farli sostituendo il miele allo zucchero di canna.

Che altro dirvi? Provateli!

 

Titolo: Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

Titolo originale: The Guernsey Literary and Potato Peel Pie Society

Autori: Mary Ann Shaffer e Annie Barrows

Editore: Astoria

Data di pubblicazione: 2 novembre 2017

Pagine: 292

Prezzo: 17,00 €

Trama:

È il 1946 e Juliet Ashton, giovane giornalista londinese di successo, è in cerca di un libro da scrivere. All’improvviso riceve una lettera da Dawsey Adams – che per caso ha comprato un volume che una volta le era appartenuto – e, animati dal comune amore per la lettura, cominciano a scriversi. Quando Dawsey le rivela di essere membro del Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey, in Juliet si scatena la curiosità di saperne di più e inizia un’intensa corrispondenza con gli altri membri del circolo. Mentre le lettere volano avanti e indietro attraverso la Manica con storie della vita a Guernsey sotto l’occupazione tedesca, Juliet scopre che il club è straordinario e bizzarro come il nome che porta.

Recensione:

Come si fa a resistere ad un libro che parla di club letterari e torte dai gusti eccentrici?

Beh, che io sappia, è a dir poco impossibile.

Se ci aggiungete poi come trama una corrispondenza epistolare tra una giornalista inglese, nonché scrittrice, ed un misterioso isolano appassionato di romanzi, nonché contadino, allevatore di maiali, scaricatore di porto, carpentiere e mille altre cose, il gioco è fatto.

E parlando di ingredienti, sappiate che questi sono solo due dei tanti altri che, mescolati assieme, non possono che dar vita ad una miscela esplosiva.

Per prima cosa l'ambientazione, una ridente isola, fatta di rigogliose distese di erba, spiagge sconfinate e scogliere acuminate. Il posto giusto per chi sente il bisogno di perdersi per un po', senza pensare al caos cittadino, e ai problemi della vita quotidiana.

L'unico difetto di questa sistemazione è la costante tentazione di uscire e camminare fino al limitare degli scogli. Il mare e le nuvole non restano fermi neanche per cinque minuti di fila e ho paura di perdermi qualcosa se rimango al chiuso. Quando mi sono alzata, questa mattina, il mare era pieno di luccichii: sembrava colmo di monetine. 
Adesso invece pare coperto da un telo giallo limone. 
Gli scrittori dovrebbero vivere nell'entroterra o vicino alla discarica cittadina, se vogliono riuscire a lavorare seriamente. 
O forse dovrebbero essere più determinati di me.


Ma Guernsey, al contrario di ciò che si potrebbe pensare, non è sempre stata un rifugio felice. Anch'essa, come la maggior parte del mondo, ha subito il dramma della Seconda Guerra Mondiale, e dell'occupazione.

Prede dei tedeschi, gli isolani hanno dovuto rinunciare a tutto: al cibo (razionato e ceduto ai nemici), al riscaldamento (a cui si è ovviato tagliando la maggior parte degli alberi o bruciando, ahimè, i libri), al sapone, al pescato e ai maiali allevati.

Ed è proprio ad un maialino arrosto, furbescamente occultato agli occhi dei tedeschi, e cucinato di soppiatto, che si deve la nascita del "Club del libro e della torta di bucce di patata".

So che detto così può sembrare assurdo, ed in effetti se leggeste la storia che ha dato origine a questa carinissima tradizione capireste che lo è davvero, ma fatto sta che l'amore per i libri è nato a Guernsey per caso, come astuto artificio per nascondere agli occupanti la verità.

E se c'è qualcuno a cui si deve la paternità del Club, oltre al povero maiale servito per cena ovviamente, quella è sicuramente Elizabeth McKenna, la giovane ed estrosa donna arrivata da Londra molti anni or sono.

Lei, con la vitalità ed il senso di adattamento che l'ha sempre contraddistinta, è riuscita a tenere unito il gruppo di paesani anche nelle avversità, a cementare le amicizie già nate, e a crearne di nuove.

Elizabeth è stata il collante, l'unica a cui tutti si sarebbero rivolti per risolvere un pasticcio, l'unica che sarebbe accorsa senza pensarci due volte, e senza pensare a se stessa.

Pur non vivendo più in paese, per ragioni che non sto a spiegarvi, la sua assenza è tristemente presente: lei vive nelle storie degli altri, negli aneddoti tramandati di bocca in bocca, nelle lettere che giorno dopo giorno attraversano la Manica per arrivare a Londra da Juliet.

E parlando proprio della nostra protagonista, la signorina Ashton, c'è da dire che, in quanto a personalità e determinazione non è certo da meno.

Già dalle sue prime lettere risulta evidente la sua verve comica, la spigliatezza e il modo di fare autoironico. Che siano scambi di missive con l'editore e quasi fratello Sidney Stark, con le migliori amiche Sophie e Susan, o con Dawsey e gli altri iscritti al Club del libro, la sostanza non cambia: Juliet rimane la scrittrice piena di vita e di idee, gentile e buffa, caparbia ed intelligente, e perciò assolutamente adorabile.

E che dire poi degli abitanti dell'isola?

Li scopriamo poco a poco, ma più si va avanti, più ci si affeziona a loro.

Ad Isola, e alla sua passione per le sorelle Brontë, le pozioni magiche e qualsiasi altro passatempo fuori dagli schemi; ad Amelia, la dolce signora che si prende cura di tutti i paesani; a Dawsey, così silenzioso eppure indispensabile; alla risoluta e dolcissima Kit, la bimba di Elizabeth; e poi Eben, Eli, Clovis, John e tanti altri....

Se in un primo momento appare difficile tenere a mente ciò che ogni personaggio scrive a Juliet (come avrete capito i mittenti sono davvero tanti, e ognuno con parecchie cose da dire), con il prosieguo della lettura non si avverte più questo problema, grazie alle personalità ben definite.

Le loro lettere sono bizzarre e spiritose, ma affrontano anche tematiche forti legate al periodo della guerra, come la difficile convivenza con i tedeschi, i campi di lavoro, le attività clandestine di alcuni paesani e le opere di denuncia da parte di altri, la mancanza di viveri, l'evacuazione dei bambini ed il pericolo delle bombe.

Questi argomenti sono affrontati con grande serietà e rispetto verso chi ha davvero subito eventi dolorosi di tale portata, ma senza cadere in toni melodrammatici.

Altro tema preponderante nel libro, come avrete dedotto dal titolo (no, non mi riferisco alla torta di bucce di patata) è l'amore per la lettura, il motivo principale che dà il via alla corrispondenza tra Juliet Ashton e gli abitanti di Guernsey.

Ognuno di loro ha i suoi autori preferiti e non manca di raccontarci curiosità a riguardo (a tal proposito risulta davvero interessante la biografia dello scrittore Charles Lamb e il suo rapporto con la sorella sorella Mary), o di annotare le citazioni preferite.

Ognuno di loro è arrivato ad amare i romanzi con modalità, motivazioni e tempi diversi, e ci racconta dell'importanza che il Club del libro ha avuto nelle loro vite. Nato come uno stratagemma improvvisato per ingannare i tedeschi e salvarsi la pelle, è divenuto ben presto per tutti un rifugio sicuro, una frazione di tempo sottratta alla dura realtà della guerra, una passione da condividere con gli amici.

Ci aggrappavamo ai libri e ai nostri amici: ci ricordavano che esisteva anche qualcos'altro. Elizabeth recitava spesso una poesia. Non me la ricordo tutta, ma cominciava così: "È davvero cosa di poco conto aver goduto del sole, aver vissuto la luce in primavera, aver amato, curato, apprezzato, conosciuto dei veri amici?". No che non lo è. Spero se lo ricordi ovunque sia.


Un po' come il locale di Idgie e Ruth di "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop", è un posto magico (in questo caso metaforico, essendo il Club itinerante), di cui ognuno di noi vorrebbe far parte.

Questo è uno dei punti di forza del romanzo, il riuscire a coinvolgere totalmente il lettore, e renderlo protagonista della storia stessa.

Le lettere sono indirizzate a Juliet, è vero (e viceversa), ma potrebbero benissimo avere come destinatario me o chiunque altro. È un po' come se i vari personaggi diventassero nostri amici e ci confidassero i loro pensieri più profondi, i traumi che hanno subito in passato, le paure che ancora li attanagliano, ma anche gli episodi buffi che accadono quotidianamente.

E pur essendo un libro fatto esclusivamente di lettere (e qualche telegramma), non risulta affatto tedioso o monotono. Anzi, mentre si legge una lettera non si vede l'ora di imbattersi nella risposta del destinatario (non sempre sono una di seguito all'altra), e saperne di più sui fatti raccontati.

Altra cosa che mi ha piacevolmente stupito è stata la questione della scrittura a due mani.

Mi spiego meglio. Purtroppo mentre era in corso la stesura di "Il Club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey" Mary Ann Shaffer si è ammalata gravemente.

Non avendo più la forza di occuparsi del suo lavoro, ha affidato la revisione della stesura e la conclusione del testo alla nipote Annie Barrows, l'altra scrittrice di famiglia. Sfortunatamente la Shaffer non ha visto né la conclusione né la pubblicazione del romanzo, diventato successivamente un best-seller, tradotto in ben 37 Paesi.

Ora, pur avendo subito un riadattamento, ed essendo stato terminato da un'altra persona, leggendo il libro non si ha il minimo avvertimento dell'accaduto. Il cambio di mano non è percepibile ed il risultato è un elaborato dallo stile uniforme.

In generale il libro appare perfettamente calibrato, un misto di allegria, dolore e speranza, perfettamente alternati e combinati assieme.
Un romanzo spumeggiante che ci parla di amore per i libri, di amicizia e lealtà, e di come i legami indissolubili possano resistere al tempo, alla distanza e alle avversità della vita.
Una narrazione che, anche grazie agli adorabili personaggi, diverte, fa riflettere e sperare. Che ti entra nel cuore, come solo le migliori storie sanno fare.

Forse verso la fine assume un po' troppo le vesti di commedia romantica, almeno per i miei gusti. In altri generi di libri avrei criticato questa scelta, o perlomeno l'avrei considerata un difetto, ma devo ammettere che in questo caso specifico ci sta.

Dopo tanta sofferenza, dopo anni di pioggia ininterrotta, un arcobaleno luminoso è proprio quello che serve.

Considerazioni:

Ho adorato questo libro dalla prima all'ultima pagina, perché prima di tutto ho adorato Juliet.

Come vi ho detto prima, lei è un tale tornado di estrosità, euforia e curiosità che con le sue lettere, e le sue parole, non può che trasmettere le medesime sensazioni al lettore.

Tramite lei ho iniziato ad affezionarmi anche agli altri personaggi, in particolare a Sidney, il suo editore, cui è legata da un solido rapporto di amicizia, prima che di lavoro.

I loro botta e risposta carichi di ironia e battute pungenti mi hanno conquistata.

Fortunatamente il libro è ricco di personalità effervescenti, capaci di far sorridere ed intrattenere. Tra queste le mie preferite, ovvero Isola Pribby, Elizabeth McKenna e la piccola Kit.

In particolare Isola, così ingenua, divertente e credulona da non passare certo inosservata. A volte mentre leggevo una lettera di Clovis Fossey o John Booker, per fare degli esempi, tornavo indietro per ricapitolare un po' le idee, ma con Isola no, non ne avevo proprio bisogno.

Tra le altre cose, il suo modo di fare strampalato mi ha ricordato Irma della trilogia de "Il Lieto Tramonto", altro personaggio memorabile.

E parlando ancora di somiglianze, la determinata ed effervescente Elizabeth pare molto simile a Idgie di "Pomodori verdi al caffè di Whistle Stop". Come lei, pur non essendo realmente presente nella narrazione (se non nei racconti degli altri), è la vera protagonista del romanzo. E sempre in riferimento al meraviglioso libro di Fannie Flagg, gli appunti delle indagini di Isola mi hanno fatto pensare al bollettino settimanale di Dot Weems. Chi ha letto il romanzo sa di cosa parlo.

E poi c'è Kit... che dire di lei? Di lei ho amato sia lo sguardo torvo e l'atteggiamento schivo che l'animo dolce e buono che dimostra di avere. Mentre Juliet si affeziona a lei, noi lettori non possiamo che condividere i suoi sentimenti.

Potrei soffermarmi a parlare di ogni personaggio, ma state tranquilli, non lo farò.

Vorrei spendere però due parole per Mark Reynolds, l'affascinante spasimante di Juliet.

La corteggia prima con le lettere, poi con le cene ed i concerti, ma sempre con garbo, eleganza e gentilezza.

Dagli scambi epistolari che intercorrono tra i due, il feeling è evidente eppure, improvvisamente, lo splendido ritratto fatto del signor Reynolds svanisce di colpo.

Da galante gentiluomo (come altro si potrebbe descrivere uno che aspetta la donna che ama per sei mesi, anche se lei le rifila un due di picche dopo l'altro?) diventa improvvisamente il mostro che vuole tenere in pugno la scrittrice, per farne una dama da compagnia ed esibirla alle feste come un trofeo. Senza che venga citata la benché minima prova a favore di questa tesi.

Ora, capisco la necessità di voler dare un certo tipo di finale al lettore (che in effetti non mi è affatto dispiaciuto), e ci sta, ma perché svilire per forza i personaggi che non rientrano nel copione?

Se dovessi quindi trovare un difetto a questa storia, sarebbe proprio la svolta romantica un po' forzata (e anche affrettata).

Poi però guardo l'insieme, e vedo una bellissima famigliola felice, un nuvolo di amici, ed un posto meraviglioso in cui crescere, vivere e amare e mi dico: beh, se questo è un errore, voglio sbagliare anch'io.

Ringrazio la casa editrice Astoria per avermi fornito una copia cartacea di questo romanzo

il mio voto per questo libro

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